mercoledì 13 agosto 2014

Karoo


“Sprizzavo penetranti intuizioni. Solo che non portavano mai a nulla, se non ad accumulare una collezione privata in perenne crescita”: Saul Karoo, il protagonista del romanzo di Steve Tesich, sa esattamente cosa non va in lui e nella sua vita, ma non ha alcuna intenzione di cambiare e se deve scegliere tra fare la cosa giusta e quella sbagliata è sempre la seconda quella su cui si orienta. Lascia che la ex moglie reciti in giro la parte dell’eroina che si è dedicata all’irredemibile alcolista; mantiene una distanza di sicurezza dal figlio adottivo (che da lui vorrebbe solo un po’ di calore paterno e la rassicurazione di essere amato); limita al minimo le visite alla vecchia madre vedova (finché era in vita il padre era più facile recitare il suo ruolo filiale); ha un solo amico e quando lo incontra non fa che scambiare con lui inutili bugie; mente persino a una visita medica; distrugge il rapporto con la sua figlioccia alimentando l'equivoco di avere un'amante diciassettenne; interviene sulla scrittura dei film altrui anche quando sa che peggiorerà cose ben scritte. Questo è l’aspetto di Karoo che mi ha più interessato, l’idea di una persona che si barrica dentro il suo personaggio, si trova detestabile, e persevera in quello che fa. Poi c’è la trama che vede Karoo alle prese con Cromwell, un produttore squalo. L’ultimo film di un vecchio regista geniale a Karoo sembra un capolavoro, ma Cromwell vuole che lui ci metta le mani. Karoo lo fa: non sono i soldi a convincerlo bensì la storia straziante di Leila, una giovane cameriera abituata a fare particine nei film, tutte impietosamente tagliate dai registi al montaggio. Karoo ha scoperto che Leila a quattordici anni ha partorito e dato in adozione un bambino: lo stesso bambino che lui e sua moglie hanno allevato. La ragazza sperava per sé in un brillante futuro e anni dopo è ancora a servire ai tavoli e a fare la comparsa al cinema. Innamorarsi di lei, rimontare il film dandole un ruolo predominante, sognare di stupirla alla prima cinematografica rivelandole la vera identità di suo figlio per l’ex cinico Karoo è tutt’uno. Le cose non vanno come lui pensava. E qui il romanzo perde la sua forza dirompente fino a una serie di finali e sottofinali che non sono all’altezza del resto. Il libro resta un efficace ritratto dall’interno (l’autore era sceneggiatore) del mondo hollywoodiano, dello squallore e dell’ipocrisia che vi dominano. L’ha tradotto Milena Zemira Ciccimarra per Adelphi.

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