sabato 2 agosto 2014

Vedi adesso allora

la letteratura può nascere dal risentimento? Può alimentarsi di acredine? Il dubbio sorge leggendo Vedi adesso allora` di Jamaica Kincaid. Il problema non è l’autobiografismo: io amo i libri in cui l’autore si mette a nudo raccontando un proprio amore, un proprio lutto, la propria infanzia, la propria famiglia. Il problema è che da questa fantasmagorica rilettura della propria vita coniugale alla luce dell’abbandono subito emerge soprattutto un sovrastante senso di rabbia. Kincaid-Mrs Sweet è una sorta di Mrs Dalloway devastata: tutto nella sua contemplazione del passato e del presente mira a demolire Mr Sweet, l’ometto (piccolo è il suo attributo ricorrente) che prima l’ha sposata e ha fatto due figli con lei e poi le ha preferito una donna più giovane, facendola sentire brutta, grassa e inadeguata. Non risparmia neanche i figli Mrs Sweet: nel suo impeto omerico chiama la primogenita “la bellissima Persephone”, togliendole di fatto ogni altra prerogativa e al secondo attribuisce la vitalità di Ercole e lo mette in forte contrasto con il padre. Scrive, sferruzza coperte e maglioni, pianta semi, Mrs Sweet e non si spiega perché il destino le abbia riservato, oltre alla madre sbagliata, anche il marito sbagliato, perché tanto disamore intorno. Si fa leggere con forza ipnotica, ma il dubbio sull’acredine resta. Brava Silvia Pareschi, alle prese con una traduzione per niente facile. Adelphi.