giovedì 7 agosto 2014

Vita dopo vita


“Ursula era una bambina insolita, piena di ghiribizzi inopportuni. Continuava a porre domande irrequiete ‘E se s’incendiasse la casa?’ ‘E se il treno deragliasse?’ ‘E se il fiume straripasse?”. La protagonista di Vita dopo vita, il romanzo della scrittrice inglese Kate Atkinson, non è solo una bambina strana, con preoccupazioni e premonizioni, è anche una bambina sfortunata. La prima volta muore appena nata: è una nevosa notte del 1910, a strozzarla è il cordone ombelicale; annega tra le onde mentre fa il bagno; precipita dal tetto di casa inseguendo la propria bambola… Dopo aver fatto calare su di lei le tenebre, Atkinson ogni volta offre a Ursula un’altra possibilità: fa arrivare in tempo il dottore, manda un pittore di marine in acqua a salvarla, la cameriera a chiamarla in tavola… Non c’è nulla di macchinoso in questo procedimento fatto di varianti narrative, è la vita stessa ad essere tortuosa, piena di svolte inaspettate; Atkinson si limita a immaginarne molte, con il risultato che ci affezioniamo ancora di più ai suoi personaggi, al loro molteplice destino. In una vita Ursula Todd studia stenografia, in un’altra va a imparare il tedesco in Germania e resta intrappolata dal conflitto (la sua sfocata amicizia con Eva Braun è uno dei pochi punti deboli del romanzo), in una è l’amante di un collega sposato, in una la vittima di un marito psicopatico, in un’altra ancora viene violentata a sedici anni. La sua infanzia libera e selvaggia a Fox Corner, circondata da cani, volpi, galline e fratelli (l’odioso Maurice, che resta odioso anche da grande; la simpatica Pamela; i due piccoli Teddy e Jimmy), vivacizzata dalle visite della svampita zia Izzie, resta il centro dei pensieri e dei sogni di Ursula, legatissima al padre Hugh e meno alla madre Sylvie, per cui esiste solo Teddy. Attraverso le pagine di questo libro scorre la storia inglese del Novecento: l’eco della prima guerra mondiale; l’impatto della seconda sulla famiglia Todd e su tutti i loro conoscenti (bellissime le pagine sulla Londra bombardata e sui massacri quotidiani di civili). L’atmosfera è molto letteraria: Atkinson cita a piene mani Shakespeare, Donne, Austen, Brönte e anche qui non vi è nulla di forzato; le sue protagoniste sono donne che leggono e che amano la letteratura (anche in modo autoironico: quando Ursula va a letto con il ferroviere che ha sempre trovato carino, e la mattina gli cita John Donne, capisce subito di aver fatto un errore). Vita dopo vita mi ha tenuto appiccicata al kindle finché non l’ho finito. Kate Atkinson è stata una magnifica scoperta. Traduzione di Alessandro Storti, Edizioni Nord.

1 commento:

la povna ha detto...

E' un romanzo che è piaciuto molto anche a me, che mi conferma che la Atkinson, che avevo già letto in libri precedenti, è bravissima e ancora, nonostante tutto, non abbastanza valutata. Invece la non-chalance con cui si muove tra colta citazione, come anche tu ricordi, e sicuro senso della storia e del ritmo dà sempre frutti davvero originali.