mercoledì 17 settembre 2014

Americanah


di Chimamanda Ngozi Adichie, scrittrice nigeriana trentasettenne, avevo letto i due romanzi tradotti in italiano Ibisco blu e Metà di un sole giallo: bellissimi. Il terzo sta per uscire da Einaudi, ma ho deciso di non aspettare la pubblicazione e mi sono lanciata nella lettura di Americanah in lingua originale. La storia di amore tra Ifemelu e Obinze mi ha appassionato, facendomi palpitare per loro; ho profondamente invidiato la prima, che apre un blog e ha subito una valanga di contatti in America (lo stesso avviene quando torna in Nigeria e ne apre un altro); ho apprezzato le dettagliate osservazioni sugli americani, sul loro modo di esprimersi e di giudicare gli altri; mi ha molto interessato la descrizione del modo di pensare dei nigeriani ricchi, soggetti a complessi terzomondisti. Adichie abolisce la distanza tra la materia narrata e il lettore, ti cala dentro il suo racconto. Il libro si apre con Ifemelu dal parrucchiere e, nel corso della lunga giornata dedicata alla propria capigliatura, la giovane donna ripercorre mentalmente gli anni del liceo, l’incontro con Obinze e l’amore nei suoi confronti, la partenza per gli studi universitari in America, la durezza dei primi anni, gli incontri fatti. Nonostante abbia un blog di successo su razzismi consci e inconsci, sia chiamata ovunque a tenere conferenze, abbia un buon fidanzato, Ifemele si appresta a tornare nel suo paese e ricominciare da zero. Obinze, scioccato dal brusco interrompersi dei rapporti tra loro, dopo una prima fase di email e di telefonate continue, è andato a Londra, ha sofferto quanto lei per la difficoltà di trovare un lavoro, è stato forzatamente rimpatriato, ha fatto fortuna in Nigeria, ha sposato una donna bellissima e a lui molto devota, ha avuto una bambina. Si rivedono. Non racconto altro. Qualche lungaggine c’è, i post del primo e del secondo blog sono un po’ troppi, ma è un libro che intrattiene e apre mondi: che c’è di meglio?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Anche tradotto è bellissimo