sabato 27 settembre 2014

Canto della tempesta che verrà


un romanzo a tre voci, quello dello svedese Peter Fröberg Idling (tradotto da Laura Cangemi per Iperborea). Comincia con la seconda persona singolare: è come se lo scrittore si rivolgesse direttamente al suo personaggio.  Sar è un giovane rivoluzionario cambogiano, insegna letteratura francese in un liceo (è stato quattro anni in Francia), ama disperatamente Somaly, con cui era fidanzato prima di partire, ma lei ora lo evita e si vede con Sary. Sary è molto vicino al Principe che regge la Cambogia, anche lui ama la Francia, in cui è stato da studente, e pur interrogandosi sulla liceità delle sue scelte, non esita a reprimere le opposizioni in modo sanguinoso. Ha una moglie a cui tiene molto e cinque figli; Somaly lo attira per il suo fascino. Nella terza parte del romanzo entra in primo piano la ragazza. Ha vinto il titolo di Miss Cambogia, ha una parentela con la casa reale, sogna di andare all’estero e fare l’indossatrice, rimpiange il periodo in cui amava Sar, ma da quando è tornato, non si ritrova più con lui, mentre la esaltano le notti trascorse clandestinamente con Sary. Potrebbe essere un intreccio amoroso come tanti, solo che Sar è il vero nome di Pol Pot, l’uomo che vent’anni dopo (qui siamo nel 1955) prese il potere in Cambogia e si rese responsabile di stragi spaventose. Idling non suggerisce che la Storia poteva andare in modo diverso, che se Somaly avesse dato retta a Sar, lo avesse sposato, non ci sarebbe stato il genocidio. Si limita a proporci un’istantanea di tre persone in un momento particolare della loro vita. Suggestivo e lacunoso insieme. Anche Idling sarà a Ferrara.

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