martedì 16 settembre 2014

da Jami in motorino

alla fine l'idea vincente me l'ha data mio padre. Gli avevo detto di essere in ansia per l'intervista che mi apprestavo a fare con la telecamera mai usata prima. Mi ha suggerito di chiedere aiuto a mio figlio e oggi la sua scuola era chiusa per una provvidenziale disinfestazione. Sono salita con lui sul motorino (non c'ero mai stata, che paura, che trabiccolo è) e insieme ci siamo recati alla libreria ebraica del ghetto. Lì fuori ci hanno raggiunto Vogelman di Giuntina e Jami Attenberg. Lei era proprio come mi aspettavo: giovane, esuberante, gentile e curiosa. Ci siamo subito immerse in una conversazione sull'Italia, sugli scrittori, sui book tour. Appena la libreria ha aperto, Jami si è seduta, io le ho fatto le mie domande e il figlio ha ripreso il tutto (come sarà venuto? Devo aspettare domani per metter le mani sul girato con Massimo). Una delle cose che mi era piaciuta molto dei Middlestein, il romanzo di Attenberg, erano le improvvise rivelazioni sul futuro dei personaggi e delle relazioni tra loro, così come gli squarci che la scrittrice apriva sul loro passato. A questo proposito Jami Attenberg mi ha detto che lei è solita fantasticare sulle persone che ha davanti, su quello che diventeranno e su com'erano da piccole. Non potrò usufruire sempre del mio operatore casalingo, dovrò impratichirmi, ma che meraviglia l'indipendenza da richieste ufficiali di mezzi.

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