domenica 21 settembre 2014

La ferocia


La ferocia del titolo dell’ultimo romanzo di Nicola Lagioia è quella di un padre, Vittorio Salvemini, costruttore in Puglia e un po’ in tutto il mondo, che non esita a servirsi dei figli, della loro posizione, persino del loro corpo,  per consolidare le sue sporchissime trame, ed è la ferocia di un paese, l’Italia, che ha perso anche gli ultimi scrupoli morali: tutto è in vendita, siamo tutti comprabili. Al centro del libro la figura evanescente, straziata, di Clara, la seconda figlia di Vittorio: ci compare davanti a inizio romanzo, di notte, nuda, ferita, mentre corre per strada prima di essere investita. Per tacitare lo scandalo, il padre la dichiara caduta da un autosilo, e la scena del funerale, in un posto lontano da casa, alla presenza di vecchi e importanti personaggi del mondo barese, è agghiacciante. Per capire che cosa ha condotto la bella trentenne a fare scempio di sé bisogna percorrere tutte le quattrocento pagine che Lagioia dedica alla famiglia Salvemini e in particolare seguire gli indizi che raccoglie Michele, il figlio nato fuori dal matrimonio, il diverso, l’emarginato, l’unica persona a cui Clara teneva. Colpisce l’attenzione dello scrittore al minimo particolare d’ambiente: l’insetto, l’uccello, il cespuglio che popolano la scena del crimine (e tutto nel romanzo è scena del crimine) sono analizzati con competenza da esperto; la precisione del narrare contro la cortina di fumo che protegge gli inconfessabili segreti. Tornando alle atmosfere di Riportando tutto a casa (la Bari anni ottanta dei ragazzi annoiati e drogati), aggiornandole al momento presente in cui si è superata ogni remora, Nicola Lagioia costruisce un romanzo maturo e convincente (quasi del tutto: la ferocia è descritta benissimo; se solo dei mostri s’intravedesse qualche spiraglio di umanità...).

1 commento:

Anonimo ha detto...

Contento che ti sia piaciuto