martedì 30 settembre 2014

La guerra dentro

La guerra dentro di Francesca Borri, pubblicato da Bompiani, non è solo la testimonianza di una freelance che ha seguito dall’inizio il conflitto siriano, è anche una ribadita denuncia (“i siriani di cui racconto in questo libro sono morti tutti”) e una lucida riflessione sul proprio mestiere. Ad Aleppo dal 2012, dopo aver visto le fotografie di Alessio Romenzi da Homs, Borri racconta le prime fasi della guerra: i guerriglieri in ciabatte e kalasnikov che si fanno pagare 300 dollari al giorno dai giornalisti, i grandi inviati che arrivano a caccia di storie da copertina (la donna guerriera, il bambino soldato), gli europei esaltati in cerca di emozioni forti, la penetrazione degli islamisti, i sequestri, l’Europa che latita, l’America che oscilla, l’indifendibile Assad,che invece di capitolare sceglie di demolire il suo paese. Poi i morti continuano a crescere, così come gli sfollati, gli affamati, i malati di tifo; i giornalisti vanno tutti via (solo l’intervento americano avrebbe potuto tenerli lì), l’Isis impone la shari’a a una popolazione già devastata di suo. Lungi dal mitizzare il ruolo di freelance, Borri lo descrive come un’ultima spiaggia (i suoi amici coetanei in Italia se la passano peggio dal punto di vista lavorativo), eppure ne difende il valore (a chi dice che si può raccontare tutto da casa propria, oppone le mille sciocchezze o falsità che si trovano in internet). Si legge come un romanzo La guerra dentro e se ne esce davvero turbati.

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