domenica 28 settembre 2014

Lucy


novanta minuti di grande divertimento: dopo una serie di film italiani immobili, tetri e maschilisti ci voleva questo Besson, tutto azione e sparatorie, con una super Scarlett Johansson come protagonista.  Scarlett è Lucy, una studentessa (ma che studentessa, bella è bella, ma non è una ragazza e si vede) che se la spassa a Taiwan. In discoteca ha conosciuto un tipo con un cappello da cow boy; lui vuole che lei consegni una valigetta in un hotel; lei capisce che è una fregatura, prova a sottrarsi; lui le fa scattare una manetta al polso e la spinge dentro l’hotel e poi viene ucciso. Nell’hotel c’è un coreano cattivissimo (come gioca Besson con la filmografia splatter coreana!) che le fa cucire in pancia un sacchetto con una droga nuovissima e terribile e poi dice ai suoi scagnozzi di mandarla in Europa, insieme ad altri malcapitati europei. Prima però gli scagnozzi la pestano per convincerla a farsi violentare e la droga entrata in circolo rende Lucy super intelligente. Il suo cervello comincia a funzionare prima al venti per cento, poi al trenta, poi ancora di più: è fortissima, velocissima, capisce tutte le lingue, entra in tutti i computer, comanda a distanza la gente. Questo racconto è intervallato da una lezione che un professore, interpretato da Morgan Freeman, tiene davanti a un’affollata platea sul cervello umano, le sue potenzialità confrontate con quelle degli animali. La super Lucy raggiungerà a Parigi il professore, conoscerà un bellissimo poliziotto, recupererà tutta la droga del coreano (con grande noncuranza dei cadaveri che si lascerà intorno) e poi… Si esce dal cinema tonificati. Non capita spesso.

Nessun commento: