martedì 30 settembre 2014

Pasolini

la prima cosa che colpisce negativamente nel Pasolini di Abel Ferrara è la voce del protagonista: metallica, forzata. Ho pensato che fosse quella di Willem Dafoe, e invece era di Fabrizio Gifuni, solitamente molto bravo, ma qui insentibile. L’idea del regista americano di scegliere l’ultima giornata di vita di Pier Paolo Pasolini per presentare un condensato delle istanze polemiche dello scrittore, dei suoi progetti letterari e cinematografici, dei suoi affetti, delle sue amicizie, delle sue debolezze, poteva essere bella, ma qui tutto è pesantemente mostrato, spiegato, niente è lasciato all’immaginazione dello spettatore. C’è Pasolini, imitato da Dafoe in modo impressionante, e ci sono le pagine di Petrolio, messe in scena insieme alla sceneggiatura di Porno Teo Kolossal: l’effetto è cupo, pesante, opprimente. Per fortuna non dura tanto.

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