domenica 28 settembre 2014

Un giorno scriverò di questo posto


a nove anni legge un libro al giorno, a dodici decide che farà lo scrittore, ai tempi del liceo di libri al giorno ne legge due o tre: è Binyavanga Wainaina, che in Un giorno scriverò di questo posto (traduzione di Giovanni Garbellini, 66thand2nd) racconta la sua infanzia e adolescenza in Kenya e insieme la travagliata storia politica della sua terra d’origine. Gran bel libro, pieno di episodi che s’imprimono nella mente del lettore: Binyavanga e la sorella Ciru, bravissimi a scuola; la mamma che viene dall’Uganda e nel negozio di parrucchiera parla con amici e parenti del pazzo al governo che mangia i ministri; la tata di quindici anni che porta i ragazzi in luoghi proibiti; la scuola di terz’ordine in cui viene picchiato e insultato; l’arrivo in Sudafrica, la sofferenza sui libri di economia e infine il premio vinto in Inghilterra con un racconto. Attraverso le pagine di Wainaina ci inoltriamo in un’Africa lontana dagli stereotipi, un’Africa di gente fattiva, soffocata da governanti corrotti e incapaci che fanno leva sull’ignoranza diffusa. E’ un libro che andrebbe letto da chiunque coltivi il sogno di scrivere perché racconta come meglio non si potrebbe la storia di quel sogno divenuto realtà.

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