lunedì 20 ottobre 2014

Cioccolata a colazione


pochissimi libri scritti a diciotto anni sopravvivono al tempo: tra questi c’è Cioccolata a colazione di Pamela Moore, pubblicato nel 1956. E’ ora uscita da Mondadori l’edizione su kindle, tradotta da Tommaso Giglio, con una bella postfazione in cui Elisabetta Rasy ricostruisce la breve e drammatica vita della scrittrice che si sparò in bocca nel 1964, a nemmeno ventisette anni, con il figlio di nove mesi nella stanza accanto. E il suicidio è uno dei temi di questo romanzo atipico che, nonostante lo stile acerbo, avvince il lettore. La protagonista e alter ego dell’autrice si chiama Courtney e la incontriamo nel college del Connecticut dove l’hanno spedita i suoi genitori dopo il divorzio. Courtney è intelligente, precoce, ma non lega con le compagne, è amica solo della trasgressiva coinquilina Janet. Quando la professoressa con cui passa il tempo a parlare di letteratura e di sé la allontana, Courtney entra in crisi e Sondra, sua madre non ha altra scelta che farla andare ad Hollywood da lei. Qui la sedicenne imparerà a bere alcol appena alzata, scoprirà il sesso con un attore instabile e vanesio, proteggerà la madre fingendosi più ingenua di quanto non sia. Trasferitasi a New York, Courtney riprenderà i contatti con Janet, espulsa dal college. Grazie a lei entrerà nel giro delle feste e conoscerà due ragazzi agli antipodi tra loro, tra cui dovrà fare una scelta. Se all’epoca della sua pubblicazione il libro creò un grosso scandalo (Alberto Mondadori fu addirittura processato per averlo pubblicato in Italia), ora che non ci scandalizziamo più di niente, resta la sensazione di grande tristezza che comunicano le avventure di Courtney e di Janet, cresciute tra gli agi con genitori incapaci. Anticipatore.

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