giovedì 23 ottobre 2014

Class Enemy


Zupan, l’insegnante di tedesco, arrivato ad anno iniziato per sostituire una professoressa vicina a partorire, non prova disprezzo solo per i suoi alunni dell’ultimo anno, indisciplinati e ignoranti, ma anche per i sorridenti colleghi e l’accogliente preside, mettendo subito in chiaro con occhiate gelide di non desiderare alcun rapporto con loro. Succede che una ragazza del liceo si uccide; i suoi compagni l’hanno vista parlare con l’insegnante e uscire demoralizzata da quel colloquio; lui stesso insiste a fare lezione invece di aderire al clima di lutto generalizzato; Zupan diventa il capro espiatorio su cui accanirsi. Il film di Rok Bicek (ventinove anni, sloveno) ricostruisce in modo perfetto il microcosmo scolastico: le dinamiche tra ragazzi, tra ragazzi e docenti, e dei docenti tra loro, l’intervento dei genitori (più rissosi e meno simpatici dei figli), la mediocrità che regna sovrana. Zupan, che all’inizio è odioso allo spettatore quanto a chi viene da lui interrogato, alla fine fa quasi simpatia per la sua testarda coerenza. Bellissimo il tema che l’amica della suicida scrive sul senso di abbandono che la pervade. In quella scuola, in quella classe alla fine sembra di esserci stati davvero.

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