giovedì 30 ottobre 2014

Giuda

basta leggere le prime cinque pagine di Giuda, il romanzo di Amos Oz appena uscito in italiano da Feltrinelli nella traduzione di Elena Loewenthal, per essere catapultati nel libro insieme al suo precipitoso protagonista. Così Oz descrive Shemuel: “Era un ragazzo corpulento, barbuto, sui venticinque anni, timido, sensibile, socialista, asmatico, propenso tanto all’entusiasmo quanto alla precoce delusione”, un uomo “dalla lacrima facile”. Incontriamo Shemuel in un momento di crisi profonda: la ragazza lo ha lasciato per sposare l’affidabile ex fidanzato,  il  padre non può più pagare i suoi studi universitari. Il giovane sta andando via da Gerusalemme quando vede un annuncio: si cerca uno studente che faccia compagnia a un vecchio signore, si forniscono vitto alloggio e un piccolo compenso. Così comincia la convivenza di Shemuel con  Gershom Wald, un coltissimo anziano dalla “bruttezza accattivante”. Insieme a Gershom vive Atalia, una fascinosa  e brusca quarantacinquenne. Siamo a cavallo tra il 1959 e il 1960 e oltre a interrogarsi sul mistero che nascondono i suoi coinquilini, Shemuel si arrovella sulla figura di Giuda, su cui voleva scrivere la sua tesi di laurea. Il tradimento, o meglio, il presunto tradimento è uno dei  temi centrali del libro: come Giuda, secondo Shemuel non ha consegnato Gesù ai suoi nemici, bensì ha insistito perché andasse sulla croce per eccesso di fede (sicuro di un mirabolante miracolo voleva che tutti assistessero alla sua vittoria sulla morte), così il padre di Atalia, Shaltiel Abrabanel , emarginato da tutti per la sua teoria della pacifica convivenza con gli arabi e la sua avversità alla politica aggressiva di Israele, è rimasto un profeta inascoltato. Oz riesce in questo splendido romanzo a raccontare una storia intima, quella dell’attrazione di Shemuel per Atalia e per Gershom, che nel breve arco di tre mesi diventano per lui la famiglia che ha sempre sognato (con i suoi non è mai andato d’accordo, pur in assenza di veri motivi, e le accorate lettere che gli scrivono il padre e la sorella stanno lì a dimostrarlo) e a inquadrarla nel contesto della storia di Israele, del sangue di cui gronda e gronderà ancora. E’ Oz ma sembra Yehoshua. Imperdibile.

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