domenica 19 ottobre 2014

Il giovane favoloso

il film di Mario Martone su Giacomo Leopardi lo aspettavo con ansia. La prima parte del Giovane favoloso mi ha convinta e commossa: Elio Germano è un giovane letterato consumato dal desiderio di vita, che scalpita entro gli stretti confini di Recanati e non può evitare di scontrarsi con l'amatissimo padre che gli sta con il fiato sul collo. C'è l'affetto incondizionato dei due fratelli, Carlo e Paolina, c'è l'esaltante corrispondenza con Pietro Giordani che capisce la sua grandezza, c'è la distanza siderale dalla madre e soprattutto c'è la poesia. Arriva il cartello dieci anni dopo e la musica cambia. Leopardi-Germano è un uomo accartocciato su se stesso, in preda a grosse difficoltà economiche e ad ancora maggiori problemi di salute. Gli è vicino Ranieri, impersonato dal bel Michele Riondino: un amico fedele ma tanto più fortunato con le donne. Leopardi e Ranieri si spostano da Firenze a Napoli, il primo sta sempre peggio e si ostina a mangiare i gelati che gli fanno male. Ma questo c'è scritto anche nei libri di scuola e tranne 'La ginestra' tutta la seconda parte del film non mette in scena neppure un verso. A un certo punto Leopardi fa una scenata in un caffè, urlando, smettetela di attribuire il mio pessimismo alle mie condizioni di salute. Ma rappresentandolo come un gobbo infelice, Martone ha sfatato il vecchio pregiudizio? Quanto sarebbe stato più bello Il giovane favoloso se si fosse fermato alla partenza del poeta dal borgo selvaggio.

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