sabato 25 ottobre 2014

Il regno d'inverno


Il regno d’inverno è ambientato in una Cappadocia bellissima e freddissima. Aydin, ex attore, vive nell’albergo ereditato dal padre con la giovane moglie e la sorella divorziata. Ricco, colto, si è volutamente allontanato da tutto. Scrive per un giornale locale, medita su un’opera sul teatro turco, scambia due chiacchiere con i rari turisti. È un film d’impianto teatrale Il regno d’inverno: i lunghissimi dialoghi mettono a fuoco il personaggio di Aydin, la sua superbia, la sua sfiducia nell’umanità. Le due donne che gli vivono accanto soffrono la solitudine e gli riversano contro la loro frustrazione; ognuno desidera quello che gli è precluso: lui l’amore della sua donna; la sorella Istanbul e il crudele marito da cui si è separata; la moglie un’attività che la tenga occupata, delle persone con cui sentirsi viva. Dura tre ore e un quarto e il gelo che i personaggi hanno dentro si comunica pian piano allo spettatore. Non c’è scampo per nessuno nel regno sperduto raccontata dal turco Nuri Bilge Ceylan; come in Cechov a dominare sono il desiderio di essere altrove e una realtà di rapporti avvelenati. Ha vinto Cannes e per me meritatamente, anche se qualche sforbiciata qua e là gli avrebbe giovato.

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