domenica 19 ottobre 2014

La sposa

mi sono piaciuti molto i racconti di Mauro Covacich pubblicati da Bompiani con il nome La sposa. Un su e giù di emozioni: dolore, divertimento, incredulità, rabbia. Una delle modalità ricorrenti è la autofiction, ma siamo lontani dall'autofiction compiaciuta che ha in Scurati e Piccolo i suoi alfieri, uno tronfio, uno ironico; qui l'io narrante compare tra una storia e l'altra come un uomo a disagio e sì, è buffo quest'uomo che invece di rilassarsi mentre nuota non fa che sperare che il bagnino gli accordi l'ambito privilegio di non punzonare la sua tessera, ma è anche triste come siamo tristi noi, quando ci concentriamo su qualcosa di terribilmente inessenziale e da quella facciamo dipendere la nostra felicità temporanea (che poi è l'unica felicità a nostra disposizione, ma chi ci pensa?). Il secondo racconto 'Sterilità' mi pare rappresentare bene lo spessore della scrittura di Covacich: l'io narrante disquisisce di coppie con figli che esibiscono i pargoli come trofei e di coppie senza figli a cui i bambini stanno sulle palle. Lo fa mentre gioca a fresbee con suo nipote e molto più forte delle proposizioni teoriche emerge dal narrato il piacere di condividere il gioco con il ragazzino entusiasta: tra l'essere padri e il non esserlo vince l'amare e basta. Poi ci sono i racconti in cui s'affaccia la cronaca nera (Pippa Bacca in macchina con il suo stupratore; l'incubo delle bombe al supermercato), ci sono i due poli geografici (Pordenone e Roma descritte entrambe a distanza ravvicinata), c'è soprattutto il male che ci circonda, l'istinto di sopraffazione che ci rende tutti un po' lupi come i lupi veri di uno di questi inquietanti racconti. Da leggere.

3 commenti:

azzurropillin ha detto...

lo intervisti?

volevoesserejomarch ha detto...

dovrei...

azzurropillin ha detto...

se ci riesci mandami poi il link