giovedì 9 ottobre 2014

Medianeras


Medianeras sono le pareti cieche dei palazzi, quelle in cui la decadenza dovuta al tempo si mostra di più. Non è l’unica metafora architettonica del film di Gustavo Taretto, argentino, nato nel 1965: i protagonisti della sua storia in effetti sono tre, Mariana, Martin e Buenos Aires; soli e pieni di fobie i primi due, scomposta, grigia, anonima, ma con luoghi di estrema bellezza la terza. Era da un po’ che non vedevo un film che mi facesse palpitare: per Mariana e Martin ho palpitato. Medianeras gira intorno all’incontro mancato tra questi due giovani che abitano uno di fronte all’altro, che sono usciti entrambi da storie disastrose, che vanno a letto con le persone sbagliate, che nuotano nella stessa piscina, che amano la stessa musica e piangono di fronte allo stesso Woody Allen. Taretto racconta un presente squallido e disperante, a cui solo l’amore può dare una svolta. Due attori bravi, una bella sceneggiatura, un’ottima regia.

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