sabato 1 novembre 2014

1960


sullo sfondo dei XVII giochi olimpici (la loro inaugurazione segna l’inizio del racconto e la chiusura la fine) Leonardo Colombati sintetizza un anno emblematico della storia italiana, il 1960. In primo primo c’è il generale De Lorenzo con i suoi mille fascicoli e i suoi spioni (tra cui, Agostino Savio, il protagonista della trama d’invenzione), c’è il vecchio presidente Gronchi, c’è l’intricata storia dell’ipotesi di rapimento di questo, e ci sono poi gli intellettuali dell’epoca (intorno a uno spaesato John Fante, venuto in Italia per fare un film con De Laurentis, Colombati fa sfilare tutti i mostri sacri della nostra cultura: da Pasolini a Moravia, da Arbasino a Calvino, da Fellini a Flaiano e questa parte mi è sembrata la più godibile del libro). La Roma che conosco meglio, quella del Villaggio Olimpico, del Viadotto di Corso Francia, dei Parioli vive il suo momento d’oro in queste pagine, molto dettagliate anche dal punto di vista topografico.  A restare un po’ schiacciata è l’evoluzione dei personaggi: il perito industriale Gianni, adetto ad ascoltare le telefonate degli adolescenti per intercettarne i bisogni, la sua fidanzata riluttante Anna, la giovane e tormentata Olimpia, il suddetto Agostino, capo di Gianni, appaiono qua e là nel romanzo, senza conoscere un vero sviluppo narrativo e a nessuno di loro lo scrittore concede la sua simpatia, concentrandosi piuttosto a evidenziarne le debolezze. Interessante, ben scritto, ma non il mio romanzo. Giovedì incontro l’autore a casa sua. Il vantaggio di avere una telecamera.

2 commenti:

azzurropillin ha detto...

la stessa telecamera che era caduta? è risorta?

volevoesserejomarch ha detto...

Risorta grazie ai tecnici Canon che l'hanno riparata....