martedì 18 novembre 2014

Cassandra al matrimonio


mi ha colta impreparata Cassandra al matrimonio, il romanzo del 1962 di Dorothy Baker riproposto da Fazi nella traduzione di Stefano Tummolini. Mi aspettavo una commedia sofisticata su una sorella che assiste con disagio alle nozze della propria gemella; mi sono ritrovata a tu per tu con una giovane paranoica. Cassandra parte da Berkley per andare nel ranch di famiglia dove Judith sta per sposarsi: l’unica cosa che sa è che Judith non deve sposarsi, deve tornare a vivere con lei, perché loro due sono parte di un tutto. Le prime 164 pagine, quelle in cui “parla Cassandra”, conducono il lettore attraverso i meandri della mente malata della protagonista (a suo favore va detto che è stata allevata da due genitori insensibili e snob che hanno sempre cercato di elevare culturalmente le figlie e insieme di tenerle separate dalla gente e questo l’ha spinta a legarsi morbosamente alla sorella gemella). Quando finalmente “parla Judith” si tira un sospiro di sollievo, ma cade anche il motivo d’interesse del racconto, che prende una piega più convenzionale. Peter Cameron nella postafazione esalta la “decisa genialità della scrittura”. Io, più che geniale, questo libro l’ho trovato faticoso e disturbante.

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