venerdì 28 novembre 2014

Chiederò perdono ai sogni


Sorj Chálandon è stato un inviato di Libération. Per il giornale francese ha seguito guerre in varie parti del mondo e dalla sua lunga permanenza in Irlanda sono nati due romanzi, Il traditore, uscito nel 2009 da Mondadori e Chiederò perdono ai sogni, tradotto ora da Silvia Turato per Keller. Entrambi i libri, in modo diverso, ruotano intorno alla figura di Tyrone Meehan, un personaggio di fantasia costruito su un eroe dell’IRA, rivelatosi, alla fine del conflitto, una spia al soldo degli inglesi. In Chiederò perdono ai sogni Chalendon ricostruisce l’intero arco biografico di Meehan, dalla nascita in una famiglia cattolica poverissima con il padre ubriacone e rivoluzionario (non partire per la guerra di Spagna per restare acconto alla moglie e ai nove figli lo conduce prima alla disperazione e poi al suicidio), al trasferimento a Belfast dallo zio spazzacamino, alla precoce adesione all’esercito repubblicano. Il destino di un ragazzo come Meehan è segnato, come sono segnati i destini di ragazzi palestinesi o afghani: si nasce in certe famiglie, si subiscono certe violenze, si reagisce e ci si riconosce in un gruppo che, a sua volta, semina disperazione e violenza. Meehan compie diciotto anni in carcere, dove subisce i peggiori maltrattamenti; suo figlio Jack, che ucciderà un poliziotto, passerà in galera vent’anni. C’era una sola cosa bella nella vita di Meehan ed era la solidarietà con la sua gente: la scoperta del tradimento lo isola, lo rende un reietto e infine è la causa della sua morte, ma Meehan era morto dentro già da un pezzo, da quando sapeva di non essere quello che gli altri credevano fosse. Chálandon dà voce in modo molto efficace al suo personaggio, riesce a rendere la miscela di rassegnazione e disperazione che lo caratterizza. C’è stato un periodo in cui uscivano tanti film sulla guerra in Irlanda, da un po’ non se ne vedono più; questa è una storia che meriterebbe di essere raccontata anche sul grande schermo.

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