domenica 16 novembre 2014

due giorni, una notte


un film difficilissimo da realizzare per la sua struttura lineare, ripetitiva: nel corso di un week end una giovane donna, tra una crisi di sgomento e l’altra, bussa alle porte dei suoi compagni di lavoro e prova a convincerli a votare per il suo reintegro in fabbrica. Votando per lei si perde il bonus di mille euro promesso dal caposquadra, che non vede l’ora di togliersi di torno una persona fragile (la donna è appena uscita da un periodo di depressione). La bravura dei fratelli Dardenne (sceneggiatori e registi) sta nel creare una totale empatia tra Sandra (una fantastica Marion Cotillard) e chi sta seduto in sala. Quando Sandra sta davanti a una porta e non sa chi le aprirà, noi siamo lì con lei, ne condividiamo il nervosismo e la tensione; quando snocciola il discorso che si è preparato e scruta in viso il suo interlocutore per capire come lo prenderà, noi proviamo il suo stesso imbarazzo, la sua stessa voglia di essere altrove. Le reazioni degli altri operai sono varie: c’è chi si prende a cuore la sua situazione, chi non vuole neanche sentirne parlare, chi arriva a mettere in crisi i propri equilibri familiari, chi si sente in colpa, chi esita, chi reagisce addirittura con violenza. La spietatezza del mondo del lavoro è ormai una realtà, ma quello che ci dicono Luc e Jean-Pierre Dardenne, nel loro bel film a tema, è che si può ancora scegliere di non diventare complici di questa spietatezza.

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