martedì 25 novembre 2014

Il dono delle lacrime

è difficile trovare una città italiana che non abbia il suo buon commissario; Roma lo ha trovato grazie a Giovanni Ricciardi, professore di latino e greco. A Ottavio Ponzetti  Ricciardi ha prestato la sua cultura classica, la sua attenzione ai dettagli, e un atteggiamento pacato, che lo apparenta più a Maigret che a poliziotti più tenebrosi. Anche chi, come me, legge la quinta avventura di Ponzetti senza conoscere le quattro precedenti, si trova subito a suo agio con questo personaggio e con la sua spalla, l’ispettore Iannotta, romano verace, che bilancia le disquisizioni erudite del capo con l’eloquio dialettale. Nel Dono delle lacrime (pubblicato da Fazi), Ricciardi invia il suo protagonista in Vaticano in una giornata speciale, quella delle dimissioni di Ratzinger. Il prete di San Damaso è stato trovato morto nel cortile della chiesa: si ipotizza un suicidio e non viene aperta un’indagine ufficiale, ma al commissario si chiede di chiarire le circostanze di questo decesso.  Ponzetti ricostruisce il profilo biografico del prete, scopre i suoi legami con una missione in America Latina e con un giovane della mala romana; finisce per coinvolgere nelle ricerche i fidanzati delle sue due figlie. Del libro si apprezzano soprattutto le descrizioni delle atmosfere romane e la dimensione familiare dei personaggi.  

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