sabato 1 novembre 2014

Il sale della terra


i due registi che hanno accompagnato con la loro prolifica produzione il corso della mia vita sono Wim Wenders e Woody Allen: sempre genialmente uguale a se stesso il secondo, molto discontinuo e inquieto il primo. Di Wenders ho scoperto da ragazza nei cineclub Alice nella città, Nel corso del tempo; ho visto Paris, Texas; ho imparato a memoria le battute de Il cielo sopra Berlino. Più recentemente Wenders si è dedicato a documentari sui propri miti artistici e dopo Pina Bausch ha scelto di dedicarsi a Sebastião Salgado.  Il sale della vita è un film emozionante, è un tributo all’arte della fotografia del grande brasiliano, ma è anche un ritratto intimo e ravvicinato, costruito con l’aiuto del figlio dello stesso Salgado che fa da aiutoregista. Apertura magistrale con la fotografia dei minatori brasiliani: una sorta di bolgia dantesca che la cinepresa di Wenders consente di esplorare in lungo e in largo, soffermandosi sugli splendidi dettagli. Salgado con la sua bella faccia levigata di anziano, gli occhi vivacissimi sotto le sopracciglia a ciuffi, si racconta: figlio di un ricco proprietario terriero, partecipa ai movimenti studenteschi, conosce Lélia, la sposa, studia economia, si trasferisce a Londra, diventa fotografo, comincia a viaggiare, ha due figli. I primi progetti, tutti concepiti insieme a Lélia, riguardano l’uomo: l’uomo che lavora in condizioni disumane, l’uomo che vive ai margini del mondo in comunità tribali. Alla perfezione formale delle foto corrisponde il bisogno di Salgado di sporcarsi le mani e i piedi, di mescolarsi alle persone che ritrae, di conviderne la quotidianità. Il film racconta la crisi spaventosa del fotografo di fronte ai massacri che si trova a testimoniare nella sua amata Africa: in Ruanda Salgado documenta gli esodi in massa, la fame, la violenza selvaggia e questa esperienza lo prostra, lo devasta. Ancora una volta è Lélia a ridargli la forza: da una parte nasce il progetto che riguarda la propria terra, il rimboschimento della piantagione del padre, dall’altra Salgado riparte per una nuova avventura: fotografare il pianeta, gli animali. Allontanarsi dagli umani, dal loro cieco annientarsi, gli fa scoprire la potenza della natura e produrre un nuovo ciclo di meravigliose creazioni artistiche. Grande soggetto, gran bel film. Bravo Wenders.

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