venerdì 14 novembre 2014

La buona morte

Andrea Tarabbia nel suo romanzo più ambizioso, Il demone a Beslan, ha affrontato il tema della strage di bambini da parte di un commando ceceno e delle forze russe. La buona morte, Viaggio nell’eutanasia in Italia, pubblicato da Manni torna sull’ossessione dell’autore per la morte, e ci torna utilizzando due binari paralleli, quello del reportage e quello dell’autobiografia. Da una parte Tarabbia incontra e raccoglie le storie private e le iniziative pubbliche di Mina Welby (la moglie di Piergiorgio) e Emilio Coveri  (presidente di Exit), dall’altra racconta episodi della sua infanzia e adolescenza all’ombra di un amatissimo nonno, ridotto da una serie di infarti a uno stato semivegetativo. Scrive Tarabbia che l’agonia del nonno ha modificato il suo immaginario, parla del sentimento di morte che si porta dentro, e insieme sottolinea come l’eutanasia sia una pratica di autodeterminazione e in quanto tale vada difesa e sostenuta.  Tarabbia analizza i testi  che hanno posto al centro la descrizione della morte, dal Tolstoj di Morte di Ivan  Il'ič a La parola fine di Roberta Tatafiore: l’orizzonte del libro è e resta letterario. Un viaggio necessario, oltre che ricco di spunti di riflessione, questo che facciamo in compagnia di Andrea Tarabbia.

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