domenica 2 novembre 2014

La spia


è talmente bravo in questa sua ultima interpretazione, talmente credibile nel ruolo di uomo amareggiato, che nell’alcol e nella perenne sigaretta trova rifugio dalla profonda diffidenza che gli ispirano gli esseri umani, Philip Seymour Hoffman, che al suo confronto gli altri attori appaiono dei semplici mestieranti, anche se si chiamano Willem Dafoe e Robin Wright (qui con dei posticci capelli neri che dovrebbero evidenziarne la malvagità). La spia, tratto dal romanzo di Le Carrè, A Most Wanted Man è una spy story post 11 settembre: siamo ad Amburgo e la polizia locale, le spie tedesche e gli americani sono tutti a caccia di possibili terroristi. Arriva Issa, con la sua barba lunga, il suo cappuccio della felpa calato in testa, il suo spaventoso passato di ceceno torturato dai russi, la favolosa eredità che gli ha lasciato il padre per cancellare il peso dello stupro sulla madre e gli sono tutti addosso: è il terrorista perfetto. Dalla sua parte si schiera una giovane idealista, che mette la sua professione di avvocato al servizio del ragazzo e poi lo nasconde, ma invano: è seguita passo passo. A differenza degli altri rappresentanti dell’Ordine, Günther - Philip Seymour Hoffman è ancora capace di fare distinzioni tra colpevoli e vittime e più che riempire carceri di sospetti cerca di risalire a chi tiene in mano le fila del gioco. Il suo lavoro richiede tempi lunghi, capacità di ispirare fiducia alla gente. Il film di Anton Corbijn tiene con il fiato sospeso e lascia l’amaro in bocca.

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