domenica 2 novembre 2014

Lacci


di Domenico Starnone, dopo aver letto vari libri di epoche diverse, credo di aver capito una cosa: è bravissimo quando attinge direttamente al suo vissuto, è meno bravo, meno convincente quando inventa. Prendiamo questo suo Lacci, appena uscito in libreria. Racconta di un uomo e una donna che si sono sposati negli anni sessanta e, dopo una grossa crisi intorno ai trent’anni, sono invecchiati insieme. Il libro si apre con uno squarcio sul passato: la moglie si rivolge al marito chiamandolo egregio signore e da qui parte una requisitoria di una ventina di pagine in cui la donna si lamenta, senza una nota di originalità, di essere stata lasciata per una molto più giovane e parla con tono irato della sofferenza dei figli. Se non avessi avuto tra le mani un libro di Starnone, non sarei andata oltre. La mia pazienza è stata premiata: il capitolo seguente ha risvegliato tutto il mio interesse. A raccontare ora è il marito, i due hanno passato i settant’anni e a lui capita di subire due truffe in pochi giorni. Starnone fa subire al suo personaggio il furto che capitò tempo fa a mio padre: un tizio giovane gli si era accostato, ostentando grande familiarità e giocando sul suo desiderio di mostrare buona memoria e in breve gli aveva rifilato una giacca di pelle di nessun valore facendosela pagare a caro prezzo. La cronaca di quell’episodio nelle pagine di Lacci è perfetta; peccato che il focus del libro non sia la vecchiaia e le sue debolezze, ma il rapporto malato tra i due coniugi e i disastri che questo rapporto ha provocato nella psicologia dei figli ormai adulti. Sto diventando una lettrice davvero bisbetica: sono più i libri che vorrei che i loro autori riscrivessero che quelli che apprezzo così come sono.

Nessun commento: