mercoledì 26 novembre 2014

perdo i pezzi (ma li riprendo)

mi avvio in palestra, poi in biblioteca, poi, con grande anticipo, all'appuntamento con Cees Nooteboom, a Roma per ricevere un premio. Pioviccica. Gianluca, che fa le riprese, mi scrive che è un po' in ritardo. Panico sottile: non si fanno aspettare scrittori così grandi (non si fa aspettare nessuno, secondo il mio codice). Mi sente angosciata e mi richiama per dirmi che ce la farà. Sono davanti all'hotel Santa Chiara, mancano venticinque minuti, frugo in borsa e mi accorgo di aver lasciato il foglio con le domande in macchina, nel parcheggio di piazza Cavour. Panico vero. D'impulso, prima di pensare che le domande me le ricordo, posso scriverle su un foglio qualsiasi, comincio a correre verso casa. Stabilisco il tempo record di dieci minuti dal Pantheon a piazza Cavour. Piove forte. Sono sudata dalla testa ai piedi. Con le domande in borsa salgo su un taxi e dico al conducente che in dieci minuti devo essere all'hotel Santa Chiara. C'è traffico e dietro piazza Navona lui mi consiglia di scendere e correre. Corro. Gianluca è lì e Nooteboom, rilassato, sta finendo un'intervista con una giornalista che gli parla francese. Con me parlerà inglese e scherza sulla difficoltà di cambiare registro, enumera le lingue studiate, si pavoneggia un po'. Mentre Gianluca prepara il set, gli racconto che ho fatto leggere il suo Canto dell'essere e dell'apparire a mia figlia che l'ha molto apprezzato; una giovane lettrice fa sempre piacere, mi sorride compiaciuto. Durante l'intervista parliamo delle disquisizioni sullo scrivere all'interno dei suoi romanzi, ci racconta minutamente il romanzo che non ha ancora pubblicato in italiano (due ragazze brasiliane, tanti angeli, un critico d'arte), si sofferma sui suoi viaggi e sui libri di viaggio, a tratti fa lo smemorato, a tratti ricorda con precisione... L'intervista è bella, anche se la dobbiamo tagliare; esco da lì quasi saltando. Il tempo di tornare a casa, mangiare un boccone e riesco. Vado (con la mia telecamera) a casa di Anna Tagliavini che, con Maria Baiocchi, ha ritradotto per Bompiani La valle dell'Eden di Steinbeck, una mia passione giovanile. E'  molto titubante all'idea dell'intervista video, ma appena comincia a parlare non si ferma più. Dopo Steinbeck chiacchieriamo di altri libri da lei tradotti. Nomina Gurganus, quello di Non abbiate paura. Riaccendo la telecamera e le chiedo un ritratto di questo scrittore americano, poco noto da noi ma bravissimo, pubblicato da Playground. Scende il buio e me ne vado con due libri in borsa ricevuti in dono. Trafelata ma felice.

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