sabato 15 novembre 2014

sabato pomeriggio a euroma

alle due di pomeriggio il figlio sta per avviarsi tutto mogio in motorino sotto un inizio di pioggia al centro commerciale dell'eur dove c'è un apple store. Il suo i-phone si è rotto e deve ritirare quello sostitutivo. Il marito dice che deve cavarsela da solo; io non voglio che guidi sotto l'acqua, che faccia tanti chilometri in motorino: lo accompagno. Appena entrati nel centro commerciali perdiamo le coordinate spazio-temporali: c'è una luce abbagliante, ci sono stucchi di cattivo gusto, c'è un gran caldo e soprattutto c'è una marea di gente. L'apple store è uno dei punti più affollati dell'intero centro e i commessi e le commesse in maglietta blu non riescono a contenere l'onda d'urto degli acquirenti. Domina il caos. Troviamo una ragazza con i capelli corti colorati di bianco a cui chiedere la sostituzione; sparisce, torna con un i-phone che non sembra funzionare. Ci abbandona al nostro destino: lei fa le consegne, non verifica altro. Il marito, tormentato dai sensi di colpa per aver scaricato su di me un'incombenza tipicamente paterna, ci chiama ogni mezz'ora. Quando siamo quasi rassegnati a fare notte nel negozio infestato da tipi nerboruti e tatuati (che spaventosi esemplari di umanità si aggirano in questi posti), un'altra commessa ci dà retta: prende l'i-phone che ci era stato consegnato e sparisce. Torna con una brutta notizia: non ne hanno altri di quel tipo. Ci vede così depressi che fa un ultimo tentativo: sostituisce la batteria. Funziona! A questo punto gioisce, ci chiede scusa per l'attesa e ci fa andare via con il nostro bottino. Abbiamo dato l'i-phone comprato in America al posto di uno nuovo: non era affatto in garanzia, ma nessuno si è preoccupato di controllare. Euforici come due ladri, riprendiamo la nostra strada sotto la pioggia. Non solo siamo sopravvissuti al centro commerciale, ma abbiamo trionfato. Così si consolidano le relazioni madre-figlio.

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