domenica 9 novembre 2014

torneranno i prati


del film di Olmi mi sono piaciute soprattutto la fotografia e la scenografia. La trincea sepolta dalla neve in cui un gruppo di uomini si trova stipato è una rappresentazione visiva della follia della guerra. Fuori il gelo, gli spari, le continue esplosioni; dentro uomini affetti da febbre, stanchezza, dolore, disperazione. Siamo alla fine della Prima Guerra Mondiale ai confini con l’Austria; l’unico contatto dei soldati con la realtà esterna è l’arrivo del rancio e della posta; gli ordini che piombano dall’alto sono tutti sbagliati. A lasciarmi perplessa è la sceneggiatura ondivaga, priva di picchi: in quella situazione estrema si poteva mettere in scena il dramma, il conflitto, mentre Ermanno Olmi sceglie di mostrare una situazione confusa e senza sbocchi, dove morire o vivere dipendono esclusivamente dal caso. Alla forza del racconto antepone l’aderenza al vero. Non si soffre con i personaggi del film, ma si soffre per loro; a scattare non è il coinvolgimento, ma il ragionamento.

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