sabato 27 dicembre 2014

a Bagan

dall'inizio del viaggio i figli non facevano che chiedere delle mongolfiere. Il nonno aveva magnificato il suo giro in pallone in Turchia quest'estate e loro non volevano essere da meno. I trecento e passa dollari a persona non li spaventavano; la sveglia alle quattro di mattina un po' sì. Alla fine ci hanno rinunciato senza troppi mugugni, accontentandosi della splendida vista sulla distesa di pagode che si gode dalla più alta di loro. Come guida abbiamo un'enigmatica donnina tarchiata, che passa da eccessi di loquacità a un completo mutismo: come al solito l'inglese è molto approssimativo e le storie di Buddha ci arrivano per frammenti: ognuno di noi capisce un pezzo e poi proviamo a ricostruire l'insieme. Nel tempio ricostruito mi ha colpito un'antica corona dorata (tolta dalla cima di questo) attorno alla quale si potevano fare offerte mirate di soldi: per superare un esame, per stare bene in salute, per neutralizzare cinque nemici, per ottenere l'amore, persino per vincere alla lotteria. Vabbè che donare è uno dei principi buddhisti, ma vedere le statue piene di banconote sulle orecchie, sui vestiti, in ogni piega del corpo fa un certo effetto. Bagan è un posto incantato, non c'è altro che natura selvaggia e pagode, tante da perderne in conto. Ci sono gli alberghi, i pullman, le biciclette, le moto, ma su una superficie così vasta in un attimo ti ritrovi da sola davanti a una stupa diroccata dentro la quale ti sorride un Buddha di pietra. Oggi dopo pranzo ci siamo concessi persino una sosta nella piscina dell'albergo; passato il fuso orario e i vari mal di pancia siamo finalmente in vacanza.

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