lunedì 22 dicembre 2014

a Mandalay

arriviamo a Mandalay, la seconda città della Birmania, pieni di sonno dopo una notte in volo, incastrati negli strettissimi sedili. Ad attenderci c'è un uomo magro con i capelli unti e un grande sorriso; parla un inglese spaventoso, ma è pieno di entusiasmo e ci fa passare un pomeriggio molto movimentato. Per prima cosa ci porta in un ristorante dove servono piatti birmani (riso e curry) e piatti cinesi (riso e pollo, riso e verdure, riso e manzo). Mangia con noi ed è di buon appetito. Poi, intontiti come siamo, ci carica sul pulmino con conducente e ci fa cominciare il tour delle pagode: quella tutta intagliata nel legno, bellissima; quella dorata intorno a cui ci sono 729 iscrizioni sul marmo, ognuna raccolta in una stupa, una specie di campana di pietra (l'insieme delle iscrizioni passa per essere il più grande libro al mondo; sicuramente il più scomodo da leggere); quella bianca a cui arriviamo salendo su una barca lungo il fiume. E' tutto un togliersi e mettersi le scarpe per entrare nei templi, c'è un bel sole caldo ma non afoso, tanti i venditori di souvenir e i bambini con corone di fiori per Buddha. Atmosfera rilassata, bei panorami. Figli di buon umore (l'esito positivo della prova scrittta di matematica ci voleva proprio).

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