mercoledì 31 dicembre 2014

Da qui all'eternità

"La vita, con l'andar del tempo, deflora qualsiasi verginità, anche solo disseccandola, non importa che il proprietario voglia tenersela." È un libro sulla disillusione Da qui all'eternità, sulla crudeltà degli uomini e sulla loro debolezza, sull'inutilità di ogni eroismo. Aveva ventisette anni James Jones quando lo ha scritto e che non fosse un letterato si vede: è una specie di Jack London sbrodolante, con lunghe digressioni sentenziose. Eppure è un libro che cattura per la sua verità e durezza. Non mi era mai capitato di vedere rappresentata con tanta intensità in un romanzo la realtà di sopraffazione e corruzione che c'è in ogni rapporto gerarchico. Attraverso il soldato Prew, di stanza alle Hawaii nel 1941, prima dell'attacco di Pearl Harbor, Jones descrive il meccanismo dei compromessi, dei soprusi, delle falsità di ogni consesso umano e l'emarginazione e la persecuzione subite da chi non si adatta al sistema. Prew è una testa calda, ed è pronto ad accettare le conseguenze della propria coerenza, che viene scambiata per insubordinazione. C'è un punto di vista spiccatamente maschile in questo romanzo: Jones fa entrare il lettore nel corpo, prima che nella testa dei suoi soldati, gli fa sentire la fame di donna che provano, la voglia di bere fino a stordirsi, l'istinto a giocarsi a carte ogni soldo accumulato, il piacere del cameratismo nelle situazioni più estreme, il desidero di menare le mani, di fare male e farsi male fisicamente. Le tre donne che emergono nella narrazione sono figure dell'insoddisfazione, attraenti e respingenti insieme; la mite Violet, la bellissima Lorene, la furiosa Karen rappresentano un'impossibile aspirazione alla normalità. Con loro non c'è nessuna possibilità di lieto fine: l'amore per Jones è un altro dei miraggi che tiene in piedi l'uomo, mentre il matrimonio è solo l'ennesima soffocante istituzione. L'edizione che ho letto è quella tradotta da Chiara Ujka per Neri Pozza nel 2012. È basata sul manoscritto originale  ritrovato dalla figlia di Jones; il libro uscito nel 1951 era stato pesantemente censurato: niente masturbazione, niente omosessualità, niente termini come fica, testicoli, vaffanculo. Da qui all'eternità è un librone disturbante e pieno di difetti, ma con grandissimi personaggi e uno sfrenato pessimismo che lo rende unico nel suo genere.

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