domenica 28 dicembre 2014

da un Buddha all'altro

al centesimo Buddha i ragazzi hanno ceduto: il pranzo sul fiume è stato tutta una discussione senza capo né coda sulla monotonia dell'arte orientale, del cibo orientale... Volevano essere riportati in albergo per riposare; li abbiamo lasciati dormire nel pulmino mentre noi visitavamo la pagoda più grande di Bagan e quella del re assassino. È vero c'è sempre Buddha dentro le stupa disseminate per la piana di Bagan, ma quante variazioni sul tema: seduto, in piedi, disteso (addormentato o morto, se ci sono con lui monaci piangenti), magro, grasso, sorridente, imperturbabile... Buddha o non Buddha il panorama di  Bagan da qualunque altura lo si guardi supera l'immaginazione: uno sterminato santuario a cielo aperto circondato da vegetazione selvaggia. Per evitare la folla in molti scelgono di muoversi in bicicletta o in motorino; il problema è la polvere: anche noi protetti dal pulmino a fine giornata eravamo pieni di terra dalla testa ai piedi (e per fortuna siamo abituati a stare scalzi, qui le scarpe sono bandite quasi ovunque). C'è un'allegria nei bambini birmani che ti seguono per venderti le cartoline che colpisce: si divertono a esibire le due parole di inglese o di italiano che conoscono e più che gli spicci vogliono un po' di attenzione. Ai nostri di bambini cresciuti di attenzione ne stiamo dando parecchia: la figlia è una compagna di viaggio molto più piacevole che nel passato, quando cercava lo scontro a ogni costo (anche se il suo carattere lunatico le fa alternare momenti di grande allegria a nervosismi improvvisi); il figlio è affettuoso e appiccicaticcio, ma ci apre squarci inquietanti sulla mentalità dei ragazzi di Roma Nord. Speriamo che di tutto il parlare che facciamo in questi giorni qualcosa attecchisca.

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