giovedì 11 dicembre 2014

il fantasma di Micaela

quando avevo vent'anni o giù di lì, sono partita per la Turchia in camper. Eravamo in quattro: io, il mio futuro marito, il mio amico Giovanni e la sua fidanzata Micaela. Lei non la conoscevo bene, ma avevo sempre pensato che fosse una persona simpatica: piccolina, occhi scuri intelligenti, capelli ricci neri. Tra noi due le cose non hanno funzionato sin dall'inizio: quello che volevo fare io, non andava a lei e viceversa. A me piaceva il cibo turco, lei lo detestava; lei avrebbe voluto socializzare con altra gente nei campeggi, io volevo starmene con quel bel ragazzo bruno che non aveva occhi che per me. E' finita con una gran litigata e la mia proposta che loro due se ne andassero per i fatti loro; poi mi sono pentita perché li ho visti disperati all'idea di perdere il mezzo (il camper era del padre del mio futuro marito) e in qualche modo abbiamo ricucito i rapporti fino a fine viaggio, per poi smettere di frequentarci. Oggi nella saletta di montaggio ho visto aleggiare il fantasma di Micaela. La regista con cui sto lavorando è la versione bionda della diciassettenne di un tempo: carina, ideologica, ostile per principio a qualunque cosa io dica o faccia. Scelgo le citazioni dagli scrittori e per puro istinto democratico (l'autrice della puntata sono io, è mio il nome che compare sulla sigla) gliele sottopongo: lei riesce a trovare in ogni pagina una frase migliore di quella segnata da me; chiedo un taglio sul girato, lei ne ha in mente un altro e cede a fatica. La giovane montatrice per fortuna ne ha già viste di peggiori; non si schiera; bada a portare a casa il risultato. Martedì dobbiamo chiudere; sto facendo un grande esercizio di pazienza, questa volta non voglio chiedere scusa, né ho intenzione di cedere alle provocazioni.

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