martedì 23 dicembre 2014

Inwa e dintorni

Inwa e' stata in passato una capitale del regno; ora e' una vasta zona piena di monasteri in rovina e di bananeti. Ci si arriva attraversando il fiume Irrawaddy con una barca di legno e poi salendo su un carretto a quattro posti trainato da un cavallo. Questi si' che sono bei Buddha: nascosti nella vegetazione, senza la vernice bianca che da' loro un'aria sinistra, protetti da dragoni con faccia umana ed enormi leoni di pietra. Il pomeriggio di oggi e' stato ricco di sorprese: non facevamo che salire e scendere dal carretto per scoprire le meraviglie di Inwa, la torre che pende per il terremoto, i templi, gli alberi monumentali, le risaie. Il tramonto siamo andati a vederlo sul ponte Ubein: un ponte di legno di un chilometro e mezzo affollato da coppiette del posto (quando la guida ci ha detto che percorrerlo tutto in un senso e nell'altro porta bene al matrimonio ci ho tenuto ad arrivare fino in fondo, concedendo ai figli di fermarsi a meta' a bere un cocco e ad aspettarci: sto diventando vecchia? mi attacco al mio partner?). Stamattina invece mi aveva un po' inquietato la visita ad Amarapura, un posto dove vivono tantissimi monaci e dove ogni mattina alle undici si tiene una processione seguita da un pasto che si svolge sotto gli occhi dei turisti. Mi e' sembrato indiscreto stare ammassata insieme a francesi e tedeschi a fotografare questi giovani vestiti di rosso mentre sfilavano e poi mangiavano il riso, donando all'uscita i resti ai mendicanti. La cosa peggiore dal mio punto di vista erano i bambini, avviati al mestiere di monaco e condannati alla castita' senza aver neppure provato cos'e' il sesso. Ma ne so troppo poco per giudicare: loro, i bambini vestiti di rosa,  non sembravano meno allegri di quelli in maglietta e pantaloni che si aggiravano sul posto. Domani mattina un altro aereo ci porta al lago Inle. Speriamo di connetterci ancora.

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