venerdì 19 dicembre 2014

Santo mostro

penalizzato da una brutta copertina, Santo mostro dell'americano Allan Garganus è un grande libro, scritto in maniera mirabile e tradotto con grande accuratezza e partecipazione da Maria Baiocchi per Playground. Il romanzo si apre con una scena forte: Clyde, il protagonista, a otto anni, entra in casa e trova la madre sul divano a fiori con sopra il veterinario del paese seminudo, che va in su e in giù come la macchina da cucire, mentre il padre gli urla di non guardare. Il Clyde cinquantenne, che racconta in prima persona la storia della sua vita, parte da questo episodio e poi va a ritroso a illustrare la figura paterna. Mostro per la sua bruttezza, santo per la gentilezza che lo contraddistingue, il padre di Clyde porta ogni domenica in giro il figlio con la scusa di distribuire bibbie nei motel che ne sono sprovvisti. In realtà vuole lasciare all'amatissima moglie Grace la possibilità di tradirlo. Al trauma della perdita dell'innocenza si accompagna per Clyde, dopo poche settimane, quello della perdita del padre, che muore solo in un motel. Grace non ci pensa un attimo a mandare il bambino in un collegio e da quel momento i due non si vedono più. Lui studia, diventa un rinomato professore, si sposa, ha due figlie, e un giorno, sulla strada per Disneyworld, si ferma a salutare Grace. Questa l'ossatura della narrazione; dentro ci sono una serie di sorprendenti riflessioni sui rapporti familiari, sull'amore, sui condizionamenti che esercitano su di noi le circostanze in cui ci troviamo. Il personaggio di Grace, inizialmente avvolto nella nebbia del dolore e dell'umiliazione con cui il figlio l'avvolge, emerge nel finale con una sua stupefacente grandezza. Gurganus non si legge d'un fiato: è concettoso, tortuoso, sardonico. Impegna il lettore, ma ne vale la pena.

Nessun commento: