mercoledì 7 gennaio 2015

American Sniper

per rivestire i panni di Chris Kyle, il cecchino più temibile dell’esercito americano in Iraq, Bradley Cooper ha messo su parecchi chili e parecchi muscoli, perdendo ogni fascino. Il suo omaccione dallo sguardo inespressivo mira a proteggere i commilitoni e l’America, incarnando quel “cane da pastore” che suo padre gli aveva indicato da piccolo come massimo obiettivo. Imparare a sparare sin da piccoli è un sano valore, un principio di civiltà; dai cervi si può passare agli esseri umani, peccato se sono bambini, ma il nemico è nemico a ogni età. Come nei film western vecchio stampo in American Sniper è chiaro da subito chi sono i buoni e chi sono i cattivi: eroici americani combattono infidi arabi crudeli  a costo di rimetterci la vita, gli occhi, le gambe, le braccia. Storia di un eroe senza macchia e senza paura, il film di Clint Eastwood si avvale di una sceneggiatura senza guizzi, basata sull’autobiografia del personaggio. La moglie di Chris (Siena Miller) è bellissima, preoccupatissima per il marito, amorosissima con i due figli; Chris è l’idolo dei soldati che combattono con lui; la modestia è il lato principale del suo carattere. Questo Clint non fa per me.

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