sabato 31 gennaio 2015

con Cristiano De Majo

il problema, quanto incontri per intervistarlo uno scrittore che ha riversato tutta la sua vita recente (e molta di quella passata) in un libro, è che ti sembra di conoscerlo bene e invece non lo conosci per niente; dovresti trattarlo come un estraneo, ma sai troppo di lui per farlo. De Majo ha rotto il ghiaccio dandomi subito notizie dei due gemelli la cui nascita è al centro di Guarigione: un momentaccio, hanno tutti e due la febbre, siamo pieni di virus. Dopo l'intervista siamo rimasti quasi un'ora a parlare di libri, dei suoi e di quelli che trattano fatti privati,  come la paternità, la morte, la malattia. E' questo il filone dominante nella letteratura italiana di oggi: c'è chi sceglie la terza persona e nomi di fantasia per mettere in scena la propria storia, chi come De Majo chiama tutti con il loro nome, e mette se stesso al centro della narrazione, non senza interrogarsi su solipsismo e delirio di grandezza. Dice De Majo che per raccontare la coppia di oggi, che combatte per trovare un suo equilibrio, il romanzo gli pare uno strumento antiquato, poco duttile, mentre il racconto in prima persona ha il vantaggio della presa diretta, a patto di non fornire una versione eroica, edulcorata di sé. Interessante.

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