mercoledì 14 gennaio 2015

con Kalyan Ray

476 pagine in due giorni e per di più dal computer sono troppe anche per una lettrice bulimica come me. Di Una casa di acqua e cenere avevo apprezzato soprattutto l’inizio, ma soltanto perché l’avevo letto con più calma e attenzione. Quando ho avuto tra le mani l’edizione cartacea mi sono soffermata sulle ultime pagine, arrivando a capire bene la storia del duplice delitto e l’amara beffa del destino riservata alla coppia indiana che si trova nella casa sbagliata. Insomma oggi sono arrivata entusiasta all’incontro con Kalyan Ray  all'hotel Santa Chiara e lo scrittore ha superato le mie aspettative. Una gran prestanza fisica: dalla barba bianca in contrasto con i capelli grigi al largo sorriso, dalle infradito con calzini spessi allo sciarpone emanava bellezza e sicurezza di sé. Come il romanzo, l’eloquio di Ray è fluviale. Abbiamo parlato delle migrazioni che sono al centro del suo racconto e mi ha raccontato come l’aver perso la propria patria da bambino (è nato in quello che ora è Pakistan) l’abbia reso sensibile a questo argomento; degli italiani come il Frankie napoletano che ha raffigurato nel libro; del suo amore per Fellini (il personaggio della matta irlandese è ispirato alla Gelsomina della Strada) e per il poeta Yeats. Più lo riascolto per tradurlo, più mi piace. Per la prima volta sono orgogliosa anche delle mie riprese. 

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