martedì 27 gennaio 2015

da Starnone

"Non ho capito con quale personaggio s'identifica: con la madre? con la figlia?" mi chiede Domenico Starnone alla fine della mia anomala intervista, in cui più che fargli domande sul suo romanzo Lacci lo accuso di aver fornito un ritratto di famiglia in cui padre madre figlia e figlio sono ognuno squallido a modo suo. La mia risposta - mi identifico con tutti, e identifico mio marito con quel marito, anche se non gli somiglia per niente, mio marito è abituato a sentirsi riversare addosso le colpe dei personaggi dei libri che sto leggendo - lo diverte molto. "E' giusto, è così che bisogna leggere, identificandosi, non tenendo le distanze", mi dice sulla porta di casa sua. "Mi sono stancato di scrivere libri umoristici come facevo all'inizio", "nella realtà i figli fanno ai genitori cose ben più gravi di quelle che racconto nel mio romanzo", "nei libri ci sono personaggi simpatici, positivi, nella vita se ne incontrano ben pochi": non sprizza felicità Starnone al momento. L'ironia però l'ha conservata: sentir definire da più parti il suo libro "bello ma amaro" gli strappa un sorriso.

Nessun commento: