giovedì 1 gennaio 2015

diciassette francesi

il gruppazzo di francesi non passava inosservato nell'hotel di Ngapali. Spiccava sopratutto la matriarca, una donnina grinzosa, una specie di tartaruga dallo sguardo fiero, dal grande appetito e dalla notevole forza fisica (bastava vederla nuotare in piscina o spostarsi da sola il pesante lettino di legno). Poi c'erano le figlie di lei, tutte abbastanza simili, bionde, sovrappeso, e i nipoti: ragazzi dai venticinque ai dieci anni (belli, sottili i maschi, vivaci e un po' culone le femmine). Completavano il quadro tre generi, pelati, gesticolanti, sempre su di giri. Bevevano dalla mattina alla sera i ragazzi, sotto la guida del più grande e più disinvolto, Olivier (il suo nome echeggiava da ogni parte della loro tavolata, e lui aveva una risata, un brindisi per ognuno). La prima sera la nonna ha spento le candeline: si capiva che il viaggio familiare era stato concepito per celebrarla, ma stranamente, a parte un nipote adolescente, quasi nessuno degli altri le rivolgeva la parola. Morivo dal desiderio di saperne di più su di loro; intuivo conflitti latenti e mi piaceva l'allegria sfrenata tra cugini, la capacità che avevano di star bene insieme pur avendo età diverse. Ieri sera i giovani francesi fremevano di fronte all'intrattenimento organizzato dall'albergo: spettacolo tradizionale di burattini, danze tradizionali, mangiatori di fuoco tradizionali... Metà degli ospiti dell'hotel sono sgusciati verso le camere prima della mezzanotte, colti da  forti attacchi di sonno. I francesi, ubriachissimi già dalle otto di sera, volevano scatenarsi in danze e, appena dal palco scendevano i professionisti, provavano a prenderne possesso. In particolare le ragazze, tutte in succinti abiti bianchi, ballavano sfrenate, trascinando i cugini, e questi mostravano la scioltezza di ballerini provetti. I miei figli guardavano i coetanei con aperta ammirazione e invidia. A mezzanotte e mezza, quando noi siamo andati a letto, la figlia ha convinto il figlio a partecipare alle danze. Stamattina ci hanno raccontato che i francesi li hanno accolti nel gruppo e che in un miscuglio di lingue, sempre bevendo, si sono raccontati le vite fino quasi all'alba. Olivier vive in Birmania, lavora negli alberghi di lusso; la nonna ha voluto tutti qui per i suoi ottant'anni e ha pagato per tutti; sono di Lione; chi studia economia, chi medicina, chi va ancora al liceo; il loro itinerario ha coinciso con il nostro; persino il mal di pancia a Mandalay abbiamo condiviso. Ho aggiunto dei tasselli al mio puzzle, ma i meno interessanti. Mi resterà la curiosità sulla nonna, sul suo potere sui familiari, sulla sua misteriosa energia.

Nessun commento: