sabato 17 gennaio 2015

Hungry Hearts


ho adorato la prima scena di questo film. Siamo a New York ma lo scopriremo solo dopo. C’è lei che entra nella toilette di un ristorante cinese, lui che dice occupato; loro due che restano prigionieri nell’antibagno con il lavandino perché la porta esterna s’incastra; lei che si tappa il naso per la puzza; lui che si tiene la pancia e si scusa perché ha la diarrea; loro che scoprono di piacersi e ridono per l’incongruità di condividere informazioni intime senza conoscersi. Amore. E infatti la scena dopo ce li mostra che dormono insieme, poi lei resta incinta, poi nasce il bambino. Già prima che il bimbo nasca, va tutto a rotoli, Mina non ce la fa ad avere un figlio in pancia, a nutrirsi. Non sappiamo se soffrisse di disturbi alimentari, se la fissa del cibo sano (quello che coltiva sulla sua terrazza) l’avesse da prima. Sappiamo solo che è una donna fragilissima e sola, la mamma l’ha persa troppo presto e con il padre anziano non ha più contatti. Jude (Adam Driver, che bello) è pazzo di lei (che è Alba Rohrwacher, al solito bravissima), ma non può assecondarla, lasciare che affami il bambino, che non lo faccia visitare da un medico. Il terzo personaggio è la mamma di lui, una signora molto ricca che vive fuori New York, in una casa inquietante, tutta piena di teste di cervi. Saverio Costanzo, il regista, cerca situazioni estreme, personaggi fuori dai binari consueti. Li racconta in modo secco, potente. Scuote lo spettatore, lo tocca nel profondo. Io ero la suocera.

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