martedì 6 gennaio 2015

imparare a tacere

a fine giornata, ingombra di pacchetti per la befana, incontro sotto casa il marito. Gli dico, hai sentito che ha preso 16 allo scritto, che pippa, può arrivare all'orale massimo a 27, ed era così sicura di sé. Anche lui si dichiara molto deluso dall'esito dell'esame della figlia, se solo avesse studiato di più... Concordiamo la linea di non infierire, il 7 la interrogano, a questo punto la cosa importante è che vada preparata, che non si faccia prendere dallo sconforto, che non si confonda. Ma a cena, quando arriva la figlia tutta contrita, non riusciamo a trattenerci, un po' io, un po' lui, le diciamo che l'università è importante, o la si fa con il massimo impegno o tanto vale non farla, che la media dei voti deve essere alta, che sicuramente avrà consegnato un compito pieno di cancellazioni, che deve stare più attenta, non deve sottovalutare le prove... Esito scontato: scoppia a piangere, non mangia, va a chiudersi nella sua stanza. Proprio quello che volevamo evitare. Mi sono sentita una schifezza di madre. Stamattina si è svegliata bene. Ha scartocciato con entusiasmo la calza con dentro le scarpe da ginnastica, il portafogli, il pigiama e i calzini. Ora è di là che ripete a voce alta alla sua amica. È passata anche questa. Quando imparerò a tenere a freno la lingua?

1 commento:

Anonimo ha detto...

Cancellazioni? O cancellature? Non c'è solo lingua da tenere a freno, mi sa