lunedì 26 gennaio 2015

In altre parole

“La scrittura è il mio unico modo per assorbire e per sistemare la vita. Altrimenti mi sgomenterebbe, mi sconvolgerebbe troppo”: è Jumpa  Lahiri, in In altre parole, il suo primo libro scritto in italiano, ora uscito da Guanda. Perché questo libriccino di sole 148 pagine a caratteri grandi, che racconta la storia dell’innamoramento dell’autrice per l’Italia e per la sua lingua, mi è piaciuto così tanto, mi ha commossa, divertita, emozionata? Credo sia perché Jumpa Lahiri è una grande: una grande scrittrice, ma anche una grande persona, una che non si accontenta mai, che ama profondamente il suo mestiere e gli strumenti del suo mestiere, le parole.  Per descrivere la fatica fatta a imparare l’italiano, Lahiri usa diverse metafore: attraversare un lago (che poi si rivela un oceano), entrare in un bosco con un cestino in mano (e raccogliere parole invece che funghi o fragole), scalare una montagna con scarsa attrezzatura. Ma è una fatica fatta con enorme slancio: mentre nei confronti del bengalese, appreso dai genitori, gravava l’ombra del disprezzo riservatogli dai coetanei americani, e nei confronti dell’inglese, lingua della scuola, della letteratura altrui e della propria, la diffidenza della propria famiglia che non si voleva omologare, l’italiano è una libera scelta, è una sfida lanciata a se stessa, una fuga d’amore. Come in tutti gli amori ci sono alti e bassi: ad agosto, appena trasferitasi a Roma con marito e figli, Lahiri finisce in una casa bollente di via Giulia, la porta non si apre, i padroni sono in ferie, il tecnico chiede duecento euro per un intervento di due minuti; in un negozio di Salerno la commessa si complimenta con l’italiano del marito della scrittrice (molto più incerto del suo) solo perché non ha l’aria di straniero che ha lei. Ci sono in questo libro considerazioni molto belle sulla traduzione, sul concetto di esilio, sulla necessità di cambiare prospettiva, sul valore della scrittura. Si è più contenti di parlare italiano dopo averlo letto.

1 commento:

Sæglópur ha detto...

Finito da poco, tutta questa tensione verso la conoscenza ha commosso anche me.