martedì 13 gennaio 2015

Se chiudo gli occhi

si può apprezzare il libro di  una scrittrice e detestare il suo libro seguente? Mi è appena capitato con Simona Sparaco e non me ne so fare una ragione. Il suo Nessuno sa di noi raccontava in modo diretto e convincente di un aborto terapeutico e della coppia che si trovava ad affrontarlo; il nuovo romanzo di Sparaco, sempre pubblicato da Giunti, Se chiudo gli occhi, descrive un rapporto padre-figlia, concentrando tanti di quei  luoghi comuni da frastornare il lettore. C’è la protagonista Viola, laureata in lettere, che per far dispetto al padre assente che è uno scultore famoso, ha scelto come marito uno squallido commercialista (mite abitudinario inesistente a letto) e come lavoro un laboratorio fotografico dove fa la commessa e riflette sull’infelicità  che emanano le foto di viaggio altrui. Il padre ricompare all’improvviso (sarà in punto di morte? ma sì dai non rivelo nulla, tornano sempre quando sono in punto di morte) e la trascina con sé in un viaggio verso le Marche, dove c’è un’anziana famosa per i suoi poteri ultraterreni. Nel corso del viaggio Viola scopre sul padre Oliviero e sulla propria nascita tutto quello che non avrebbe mai voluto sapere. Oliviero, artista tormentato, aveva trovato la donna della sua vita in una meravigliosa francese, Pauline, poi una perfida gallerista si era frapposta tra loro, rimanendo incinta di lui, e Pauline, condannata alla sterilità, l’aveva lasciato libero di imbarcarsi in un matrimonio senza amore. (Colpo di scena: la cattiva era la madre di Viola! E lei che aveva sempre pensato che il cattivo fosse il padre!) Quando, molti anni dopo, finalmente Pauline e Oliviero si ritrovano, lei ha un incidente ed era entra in coma. Nora, la veggente del paese, deve metterlo in comunicazione con lei. Nelle Marche Oliviero porta Viola da un amico fotografo che si è trasferito a vivere in campagna. Il fotografo si chiama Tomer (mica Paolo come lo squallido marito), ha un “aria scanzonata ma solida”, una casa “essenziale” e persino delle “natiche, che ondeggiavano con maschile eleganza”.  Siamo circa a metà del libro; potremmo fermarci qui. Come nella peggiore delle fiction televisive, Oliviero darà il suo ultimo saluto a Pauline attraverso la vecchia Nora; Viola fornirà a sua figlia Chiara un breve ma significativo periodo con il nonno, prima di trasferirsi definitivamente in campagna da Tomer. Non lavorerà più nel triste negozio di foto dentro il centro commerciale, bensì in una suggestiva bottega di erbe officinali. E se il problema fosse solo la trama… Difficile trovare un’aggettivazione più scontata: la valle incontaminata, il gelido mutismo, il sorriso eloquente, il taglio sbarazzino…                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                                  

2 commenti:

azzurropillin ha detto...

nooooooooooooooooooooooooooooo. non puoi dirmi questo. "nessuno sa di noi" è il libro più bello che abbia letto nel 2014. pregustavo già il momento in cui mi sarei dedicata alla lettura di questo.

volevoesserejomarch ha detto...

Non farti influenzare da me, leggilo, magari mi girava male e l'ho preso storto....