lunedì 12 gennaio 2015

Una casa di acqua e cenere

Kalyan Ray è un autore anglo indiano, insegna all’università ed è sposato con una regista famosa. No Country, tradotto ora in italiano da Francesca Toticchi per Editrice Nord, con il solito e inappropriato titolo indianeggiante Una casa di acqua e cenere,  è il suo secondo romanzo. Il libro parte bene:  nel  1989 a Clairmont nello stato di New York viene scoperto l’omicidio di una coppia; l’autore vola indietro nell’Irlanda del 1843 per presentarci due giovani amici, costretti dalla povertà in tempi diversi a emigrare dal loro paese (scopriremo alla fine che nel delitto sono implicati i pronipoti dei due). Le storie di Padraig e Brendan, che si ritrovano uno in India e l’altro in Canada sono avventurose e appassionanti;  Maeve, la figla di Padraig che lui non conoscerà mai e che coltiverà la terra con il marito ebreo è un gran bel personaggio, così come Robert, il nipote di Padraig che a Calcutta si arruola nell’esercito inglese, ma un certo punto i personaggi in scena diventano troppi  e troppi gli eventi storici che fanno da sfondo (c’è di tutto: dalla grande carestia irlandese all’eruzione del Vesuvio, dalla partizione dell’India  all’incendio dell’industria tessile a New York). Insomma il difetto del libro sta nella sua sovrabbondanza; un problema che l’asfittica narrativa italiana per lo più non conosce. Ci vorrebbe una via di mezzo. Chissà se lo dirò a Kalyan Ray mercoledì quando lo avrò di fronte alla mia telecamera.

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