giovedì 12 febbraio 2015

Atti osceni in luogo privato

che cos’è l’osceno, si chiede Libero, il protagonista e io narrante di Atti osceni in luogo privato, e lo chiede a Marie, la sua amica bibliotecaria, donna prima agognata e poi eletta a sua guida spirituale. Lei gli risponde che l’osceno è il tumulto che ognuno ha e che i liberi vivono. Raccontare questo tumulto è la sfida che Marco Missiroli affronta nel suo ultimo romanzo. Una sfida non facile: un conto è descrivere una formazione amorosa, un altro una formazione anche erotica, entrando in ogni dettaglio. Seguiamo Libero da quando dodicenne a Parigi apprende che la madre tradisce il padre: anzi non lo apprende lo vede. Diviso in sei parti (infanzia, adolescenza, giovinezza, maturità, adultità e nascita) il libro segue Libero nel percorso da figlio a padre. Ci sono tante donne nel libro, ma la mamma (“elegante, religiosa, maggiorata”) resta centrale fino alla fine: traditrice sì, ma per l’inevitabilità della passione amorosa che la lega a Emmanuel, e con un affetto sconfinato per il marito, capace di ritirarsi in buon ordine e senza recriminazioni. Arrivato vergine ai vent’anni (le ragazze lo considerano il migliore amico, lui si consola con l’onanismo e studia tattiche di corteggiamento), Libero poi si scatena. Conquista Lunette, la sorella maggiore del suo migliore amico: è nera, bellissima, desideratissima, intelligentissima. Per un po’ tra loro è la felicità, ma l’eros sguinzagliato di Libero sconfina nella perversione, lui la vuole vedere con altri; lei prova ad assecondarlo, poi giustamente si dilegua. Libero in crisi lascia Parigi, la facoltà di legge, la mamma ed Emmanuel (il padre è morto), il bar di Sartre in cui faceva il cameriere, torna nella nativa Milano. Qui fa il galoppino per uno studio legale e ancora il cameriere in un’osteria sui Navigli. All’inizio niente donne, poi trentuno in un anno (è Giorgio, il proprietario dell’osteria, a incidere le tacche sul muro). Ma è Anna, la fidanzata del suo amico Mario, a fargli perdere la testa e a fargli trovare la sua vera strada anche professionale. Detta così, la storia suona male. Invece il libro di Missiroli si fa leggere e se ho sobbalzato di fronte a qualche espressione (farfalla nera) e trovata (le tacche!!!), la felicità narrativa, la capacità di delineare dall’interno l’evoluzione del personaggio, l’idea di legare a ogni scoperta sessuale-sentimentale di Libero un classico della letteratura, mi hanno avvinto. E alla fine mi sono pure commossa.


(Ho scritto il mio post sabato scorso, poi l’ho dovuto cancellare di corsa perché Feltrinelli aveva promesso l’esclusiva al Corriere: ora che il Corriere sia turbato dalla paginetta di Jomarch fa un po’ ridere. Nel frattempo ho conosciuto l’autore: Marco è appena stato qui per un’intervista. Una bella persona, diretta e vera come il suo libro.)

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