domenica 8 febbraio 2015

Birdman



mentre in sala cominciava il film di Iñárrituun drappello di ritardatari pretendeva di far alzare le persone sedute nei posti sbagliati. Si è scatenata una mezza rissa con il pubblico che urlava, interrompete il film. Nel frattempo sullo schermo un attore veniva colpito, senza che io riuscissi a capire da chi e perché. A parte il disagio di vedere divampare l’aggressività dentro un piccolo cinema al centro di Roma dove i film si vedono in lingua originale, la cornice non poteva essere più adatta: Birdman è un film sul nostro tempo concitato e violento, in cui per piacere a tutti si ricorre a ogni mezzo. Lo spelacchiato Riggan di Michael Keaton si contende il favore del pubblico con il baldanzoso Mike di Edward Norton; sono due famosi attori di cinema e ora si ritrovano a recitare Raymond Carver a Broadway: di Carver non importa niente nessuno dei due, ma del successo tantissimo a entrambi, anche se il più vecchio dei due lo misura ancora in titoli di giornali, e il secondo sui follower di twitter. Riggan, che fa i conti ogni momento con l’enorme popolarità avuta nel passato grazie al ruolo di Birdman (e Keaton nella realtà è stato uno dei Batman),  si sente dire da una giornalista velenosa che lui non è un attore, ma una celebrità. La scena più divertente del film è quella in cui Riggan resta impigliato fuori dalla porta del teatro con il suo accappatoio e per rientrare deve attraversare la strada in mutande con la gente che lo film entusiasta, postando i video sui social network. Bravissimi gli attori (anche le donne di Riggan, soprattutto Emma Watson nei panni della figlia ex drogata), grandi riprese, belle battute. Troppi i finali, uno dopo l’altro, quando quello che si doveva dire era stato già detto.



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