lunedì 9 febbraio 2015

Confessioni di una vittima dello shopping


Radhika Jha non è giapponese, ma ha vissuto in Giappone, e del Giappone e della sua società racconta in Confessioni di una vittima dello shopping. Kayo, la sua protagonista, rivela in apertura di libro di far parte di un club esclusivo, il club delle “amanti della bellezza”, casalinghe e impiegate che vivono in funzione del loro aspetto impeccabile. Sposatasi appena finito il liceo con Ryu, un futuro bancario innamorato dei suoi seni grandi come pompelmi, Kayo assapora nei primi anni di matrimonio l’assenza d’impegni. La prima gravidanza le pesa molto (“nella nostra cultura una donna incinta è una donna brutta”), ma poi incontra Tomoko, la sua amica dei tempi della scuola, e da quel momento scopre “la magia dei vestiti”. Gli acquisti compulsivi coprono la voragine che Kayo, figlia di una donna divenuta entreneuse dopo l’assassinio del marito, si porta dentro. Circondata da un marito distratto, da due figli che sono un peso per lei, da vicini impiccioni, da madri di compagni di classe seduttive e moleste, Kayo trae le sue uniche gioie dalla caccia ai capi firmati. Naturalmente tutto ciò costa: finisce in rosso con la banca, ricorre agli strozzini e non si ferma finché non interviene il marito. Lo shopping della Kinsella era una droga leggera, uno spumantino, in confronto alla pesantissima droga rappresentata dallo shopping di Radhika Jha; il centro del libro però non sono le merci comprate e quelle desiderate, ma la solitudine delle donne giapponesi, rinchiuse in un ruolo ornamentale che le mortifica. Spettrale, angoscioso, avvincente. Lo ha tradotto Alfonso Geraci per Sellerio.

Nessun commento: